lunedì 22 agosto 2011

Le mie briciole di storia


Tranquillo, non ti ha visto nessuno

A me mi (non si dice “a me mi”), a me mi han sempre reputato una persona tranquilla, imperturbabile, non nel senso di opaca stolidità (anche se, a volte...), quanto piuttosto, quasi, di una apatica razionalità, e sebbene non saprei dire in effetti cosa è peggio non nego che in questa reputazione ci sia qualcosa di più di un fondo di verità, seppur questo qualcosa nuoti in un complesso mare di simpatiche eccezioni.
Nel riflettere su chi sono ho ripensato alla mia storia, alla mia vita: breve, indubbiamente non fondamentale per la storia dell'umanità, e banale e ugualmente unica come quella di ogni altro essere vivente. Mi son tornati alla mente episodi molto vari: le mie visite a casa dei compagni di classe, i miei diari segreti (non dite che son cose da donne, che ci sto male), i miei progetti strampalati, le mie cotte, le mie letture infinite, le mie sperimentazioni informatiche al limite dell'imbarazzante (a cui dedicherò magari un prossimo post), le depressioni, i miei improbabili disegni e i fumetti, la chitarra studiata e lasciata anni fa su due accordi, le cassettine registrate alla radio, i primi videogiochi, nascondino in cortile, le vacanze con la famiglia, il primo giorno di scuola, il primo giorno di università, il primo giorno di lavoro, la scoperta del vero amore e di lati che mi tenevo così nascosti da avere ancora tutto il cellophane attorno, e ancora avanti, infinite briciole di esperienze che mi han portato qui, a essere dove sono, a essere chi sono, a essere con chi sono.
E poi ho capito perché preferisco guardare avanti, non lasciarmi intrappolare dai ricordi: perché è roba da vertigine, da giramento di testa, da rimanerci soffocati.
E anche perché, sostanzialmente, quando avevo tre o quattro anni facevo spesso l'errore di correre guardando indietro, e andavo sempre a sbattere. Dagli errori dovremmo pur imparare qualcosa. Ci sono troppe cose, troppe curve nella memoria, troppi cassetti e troppi armadi. A volte è utile, e bello, ma perlopiù è meglio guardare la strada che si sta percorrendo, anche in virtù del fatto che nel mio caso è sempre felicemente più a fuoco, alzando di tanto in tanto lo sguardo all'orizzonte per non perdere di vista gli obiettivi più grandi, belli, e meno immediati. Fermarsi ha senso solo se ci permette di ripartire con qualcosa di nuovo in tasca, foss'anche solo un pacchetto di Fonzies o una rotella di liquirizia. E poi via, a cavalcare verso l'orizzonte, verso nuove avventure.

2 commenti:

Liz ha detto...

=) =)=)
Elisabetta <3

Criceto Mutante ha detto...

Grazieee!!! :) :*