Ci piacciono le soluzioni semplici.
Accadono cose che ti fanno pensare. Magari sei lì che speri che non succeda nulla e invece succede, o aspetti che succeda qualcosa e non succede niente, o l'insieme delle due cose in cui aspetti che succeda una cosa e ne succede un'altra. Credo sia la vita, che è fatta così, e non ci si possa fare niente. Anzi, non per vantarmi ma ne sono pressochè certo, ho una certa esperienza. Con questa premessa esistenziale non voglio rifugiarmi in nessun anfratto penosamente intimistico, state tranquilli (non che la cosa spaventerebbe VOI, comunque, o sbaglio?), in fondo a me va bene (come ebbe a dire un mio cliente: "Non son bon che la me vaga mal!"*), ma i segnali che vedo attorno mi dicono delle cose, e quindi eccoci.
Attorno a noi si accendono i fuochi, si scaldano le piazze, e mentre la situazione precipita anche noi stiamo preparando torce & forconi per linciare il signor Zuckemberg che ci toglie la libertà di espressione non lasciandoci cliccare, con le nostre belle manine cicciose, il tasto "Mi piace" sull'ultimo Demotivational caricato da quell'ex-compagno di scuola tanto simpatico. Eh, sì.
La generazione precedente alla mia, la cosiddetta generazione dei Baby boomers, è partita perlopiù dal nulla cosmico (la guerra ha aiutato non poco a ridurre le risorse disponibili per iniziare) e ha visto, crescendo in una Repubblica con ben meno anni di quanti ne abbia ora io, i primi esperimenti di democrazia costruita e vissuta in prima persona. Ha esacerbato le differenze politiche tra destra e sinistra (ebbene sì, una volta succedevano queste cose, mi sono informato e pare proprio che sia vero!), son scesi in piazza rischiando di farsi spaccare le gambe per il diritto ad avere un'ora di assemblea a scuola (esatto, quell'ora che ora viene impiegata per organizzare il Grande Torneo di Rutti Acrobatici), e hanno attraversato in maniera ondulatoriamente divertita o spaventata gli Anni di Piombo, i Figli dei Fiori, il twist e il Ballo di Simone, il libero amore, i Beatles, i Grandi Scioperi Generali, le conquiste proletarie, il Geghegè, la Guerra Fredda, il trovare lavoro, il votare l'aborto, il votare il divorzio, il votare PSI, il votare DC, il votare PCI, il votare MSI (nun te raeggae più!). E quando infine sono giunti a costruirsi una posizione anche le loro battaglie per un mondo migliore sono diventate "di posizione", e chiusi in trincea hanno difeso i loro diritti, le loro conquiste, la loro pensione.
Noi, da parte nostra, siamo nati con ben maggiori opportunità. Senza fare nessuno sforzo abbiamo visto entrare nella nostra vita cellulare, cd, pc, internet, mp3, divx, banda larga, ObamaYesWeCan, X-Factor, il Grande Fratello, Tangentopoli, il migliore Presidente del Consiglio degli ultimi 150 secoli, il bunga bunga e i LolCats.
L'individualismo yuppie, grunge, punk o paninaro è stato un brodo primordiale che era ottimo forse per un minestrone atomizzato nella contemporanea società globale e globalizzata ma che è utile più a creare omologazione culturale (i meme più idoti fanno il giro del mondo in pochi giorni, una volta non era possibile: son conquiste, eh) che a creare coesione sociale e ideologica forte volte ad un reale miglioramento della società che entropicamente tende, figurativamente e non, all'andare ad escort.
La gente ormai si è stancata di fare click di solidarietà su stantie petition online perché ha capito che non serve a niente, ma non è ancora in grado di vedere le alternative. Le manifestazioni del Popolo Viola o delle donne che dicono basta sono un risultato molto bello, ma capite anche voi che con i mezzi che abbiamo e con la situazione che abbiamo la combinazione dovrebbe essere naturalmente una cosa oceanica, un'onda distruttiva e totale che al confronto le manifestazioni degli anni sessanta o settanta eran passeggiate tra amici. E invece.
Ciò che mi blocca un po' è anche la convinzione che per certi versi la situazione attuale non è responsabilità nostra, e nemmeno responsabilità di una gestione della res publica agghiacciante e autodistruttiva. Cioè, è così sicuramente per la maggior parte, ma l'inedia generazionale penso derivi in parte anche dalle aspettative troppo alte che abbiamo ereditato, e che nel complicato gioco di relazioni tra crescita/risorse/energia/sviluppo tecnologico/politiche economiche/diritti/rincoglionimento tv/rincoglionimento internet/globalizzazione economica/inflazione/deflazione/speculazione/rivoluzione ci impediscono, semplicemente, di immaginare e sognare con sufficiente forza un futuro collettivo bello e possibile con la coscienza a posto. Cosa che, fuor di poesia, dovrebbe essere e fare la politica.
Quindi accadono cose che sembrano buttate là, e restiamo in attesa dell'Uomo della Provvidenza che mai arriverà, e si naviga perennemente e ottusamente a vista, finché ci sarà mare, finché ci sarà fiato, finché sparirà anche questa forse ultima alternativa. L'unica è ripartire dal basso, dalle piccole cose, cercando di contagiare chi ci sta di fianco. E' un'impresa semplice e piena di soddisfazione almeno quanto il vuotare una vasca da bagno con un cucchiaino mentre attorno ridono sguaiatamente lanciandoci dentro secchiate di merda, ma teoricamente può funzionare. O altrimenti non saprei.
Noi speriamo che ce la caviamo.
Noi speriamo che ce la caviamo.
* "Non sono in grado che mi vada male", per i non veneti qui in giro.


0 commenti:
Posta un commento