lunedì 22 agosto 2011

Crisi e alieni: sconcertanti rivelazioni ed eccezionali soluzioni


La Tana, da sempre al vostro servizio con soluzioni semplici ai problemi di ogni giorno.



Non venitemi a dire che non ve ne eravate accorti, o fareste un torto alla vostra e alla mia intelligenza: i Grigi si stanno stancando di noi, e non sganciano fondi per lo spettacolo.
Partendo dalla considerazione, ormai assodata, che il ciclo vitale alieno è lungo circa cinquanta volte quello umano (sembra non sia l'unica cosa che hanno di più lungo, ma la Commissione di esperte mandate a studiare il fenomeno non ha fatto ritorno per il rapporto previsto), è chiaro come ci vedano più che altro come un passatempo un po' buffo, un fenomeno da studiare o con cui trastullarsi. E' per questo motivo che fin dalla (nostra) antichità, intuendo le potenzialità del genere umano come animaletti intrattenitori, il Ministero Alieno per le Attività Ricreative Interplanetarie abbia finanziato organismi nazionali e sovranazionali per consentire lo sviluppo, il mantenimento e la sopravvivenza del genere umano e delle sue attività principali (procreazione, guerra, morte).

Perché, dopo migliaia di anni, questo sistema si sta inceppando? Perché tutti i giochi, alla lunga stancano, e mica si può competere ad esempio con i Burosolxly di Alpha Centauri, che sono riusciti a fare, peraltro per motivi estremamente futili, una guerra lunga circa vent'anni terrestri con almeno cinquanta colpi di scena (e almeno quattro estinzioni totali, ma questo è giocare sporco perché a noi di risorgere non ci riesce ancora così bene).
Com'è come non è, adesso ci tocca rimboccarci le maniche e darci da fare, o è facile che con la nuova Finanziaria il Ministero Alieno per le Attività Ricreative Interplanetarie si stabilisca che non vale più la pena di finanziare la nostra specie e ci tocchi tornare da dove eravamo partiti e dove saremmo ora: le grotte, il bosco, le selci.

Veniamo ora alla parte più importante: cosa possiamo fare, noi? Alzare lo share alieno, semplice, fare cose interessanti, divertirli. Basta guerre, è stato bello questi dieci-quindicimila anni finchè è durato ma dopo un po' annoiano anche i sassi marziani, che hanno imparato a divertirsi anche contando la polvere, vedete voi. Basta con queste rivoluzioni che tanto poi si sa che non cambia niente, tempo cinquant'anni e ritorna tutto come prima se non peggio. Basta con la Svizzera, che gli alieni son lì a fissarla da un sacco di secoli, con tutto quello che ci hanno investito, e non succede qualcosa di interessante da quando Guglielmo Tell ha inventato finalmente un modo innovativo per mangiare la frutta.

La questione è grave, bisogna trovare qualcosa. Ho buttato giù un brainstorming veloce ma urge riunire le principali organizzazioni sovranazionali, ONU in primis, per definire delle linee guida che ci consentano di rimanere in scena:

1) organizzare il musical più imponente della storia umana, che coinvolga tutti ma proprio tutti, e duri qualche centinaio d'anni. Confidando in qualche replica, ci dovrebbe essere a tempo per mettere a punto qualche altra soluzione.


2) ucciderci tutti in un macello generale con pochissimi sopravvissuti, sperando che apprezzino il reboot, al cinema funziona

3) istituire il Governo Mondiale delle Leggi Buffe, in cui si legiferi quotidianamente con leggi di stringente cogenza internazionale. Tra le prime e più urgenti norme proporrei il divieto di utilizzo di ogni capo di vestiario, l'obbligo per ogni abitante della Terra di trasferirsi in una nazione a propria scelta non confinante con quella di residenza e la distribuzione di candelotti di dinamite e bombe a mano agli studenti delle scuole dell'obbligo.

4) ripercorrere la storia umana all'incontrario, a ogni capodanno la numerazione tornerebbe indietro di uno e si farebbero ogni anno rievocazioni storiche degli eventi principali: ogni anno avremmo telefonini meno tecnologici, processori più lenti, la lira invece dell'euro, le guerre mondiali, la peste, il medioevo, le piramidi e i dinosauri (si vede che in storia avevo 9?).

5) fare i misteriosi. Lost insegna, tiriamola in lungo finché ci riesce, e poi inventiamoci qualcosa del tipo "ma dai, non avevate capito che scherzavamo?" (qui si rischia la soppressione immediata anticipata del genere umano, avviso)

6) nascondiamoci tutti su un altro pianeta per un po', così da fargli sentire la nostra mancanza, poi torniamo e reclamiamo il giusto budget, vedrete che si riparte alla grande.

Le mie briciole di storia


Tranquillo, non ti ha visto nessuno

A me mi (non si dice “a me mi”), a me mi han sempre reputato una persona tranquilla, imperturbabile, non nel senso di opaca stolidità (anche se, a volte...), quanto piuttosto, quasi, di una apatica razionalità, e sebbene non saprei dire in effetti cosa è peggio non nego che in questa reputazione ci sia qualcosa di più di un fondo di verità, seppur questo qualcosa nuoti in un complesso mare di simpatiche eccezioni.
Nel riflettere su chi sono ho ripensato alla mia storia, alla mia vita: breve, indubbiamente non fondamentale per la storia dell'umanità, e banale e ugualmente unica come quella di ogni altro essere vivente. Mi son tornati alla mente episodi molto vari: le mie visite a casa dei compagni di classe, i miei diari segreti (non dite che son cose da donne, che ci sto male), i miei progetti strampalati, le mie cotte, le mie letture infinite, le mie sperimentazioni informatiche al limite dell'imbarazzante (a cui dedicherò magari un prossimo post), le depressioni, i miei improbabili disegni e i fumetti, la chitarra studiata e lasciata anni fa su due accordi, le cassettine registrate alla radio, i primi videogiochi, nascondino in cortile, le vacanze con la famiglia, il primo giorno di scuola, il primo giorno di università, il primo giorno di lavoro, la scoperta del vero amore e di lati che mi tenevo così nascosti da avere ancora tutto il cellophane attorno, e ancora avanti, infinite briciole di esperienze che mi han portato qui, a essere dove sono, a essere chi sono, a essere con chi sono.
E poi ho capito perché preferisco guardare avanti, non lasciarmi intrappolare dai ricordi: perché è roba da vertigine, da giramento di testa, da rimanerci soffocati.
E anche perché, sostanzialmente, quando avevo tre o quattro anni facevo spesso l'errore di correre guardando indietro, e andavo sempre a sbattere. Dagli errori dovremmo pur imparare qualcosa. Ci sono troppe cose, troppe curve nella memoria, troppi cassetti e troppi armadi. A volte è utile, e bello, ma perlopiù è meglio guardare la strada che si sta percorrendo, anche in virtù del fatto che nel mio caso è sempre felicemente più a fuoco, alzando di tanto in tanto lo sguardo all'orizzonte per non perdere di vista gli obiettivi più grandi, belli, e meno immediati. Fermarsi ha senso solo se ci permette di ripartire con qualcosa di nuovo in tasca, foss'anche solo un pacchetto di Fonzies o una rotella di liquirizia. E poi via, a cavalcare verso l'orizzonte, verso nuove avventure.

giovedì 18 agosto 2011

Così, almeno cinque cose

Gimme some lovin'!

In una situazione così sociopoliticamente tesa ed economicamente agitata mettersi a parlare del tempo atmosferico, del caldo improvvisamente arrivato recando seco l'estate col suo carico di raggi dorati e interessi arretrati, senza avere in proposito idee originali e geniali, può apparire scelta banale e scontata, e infatti non parlerò del tempo, tiè.
Ma, e qui mi/vi/ci sorprendo, non parlerò né di politica, né di economia, ma di una persona che fa parte della mia vita da un po'. Quasi cinque anni, tipo. Che non saprei dire se sono tanti o pochi, un sesto di tutta la mia vita se vogliamo essere un po' più precisi, potrebbe essere tanto o poco a seconda del punto da cui si guarda l'intera faccenda.
Oggi quella persona compie gli anni, e voglio approfittarne non tanto per farle gli auguri, ma per dire almeno cinque cose che penso meritino di essere dette:
la PRIMA è che gli ultimi cinque anni hanno meritato di essere vissuti tutti, ogni minuto, ogni chiacchierata e ogni silenzio, ogni cuoricino e ogni vaffanculo, e così sia;
la SECONDA che mi rendo conto di non meritare proprio sempre di averla al mio fianco, perché certe volte sono davvero una persona che, ecco, meglio di no, e invece sì, e allora magari io non mi limiterei a mandarmi a cagare, e quindi è già tutto di guadagnato, se non mi sono perso chissà dove lo devo a lei;
la TERZA che la ringrazio per essere com'è, con gli spigoli e le curve, con la sua forza e la sua dolcezza, mi sembra un regalo bell'e buono e ai regali mi hanno insegnato a dire grazie;
la QUARTA che per quanto si sforzi annualmente a compiere gli anni sappia che mantengo un solido e innegabile discreto vantaggio anagrafico in questo senso che non intendo perdere, quindi rinunci, rimango più vecch grande io;
la QUINTA la dico direttamente a lei, che poi mi imbarazzo.

E questo e quanto, non dico qual è la persona, così potete far tutti finta che io parli di voi (spoiler: e invece no, mi spiace, tentate ancora). 


Ah, della situazione politica-economica parlerò un'altra volta, se mi permettete, anche se,voglio dire, ci vuole coraggio. Però meglio che parlare del tempo... Nonostante il caldo atroce... Piovesse un po', governo ladro....


venerdì 8 luglio 2011

Appuntarsi le cose

Eggià, siamo alla frutta

Mi ero ripromesso di scrivermi le cose, perché le idee più belle (le uniche, dai) mi vengono nei momenti sbagliati, ma appunto perché sono momenti sbagliati poi non me le appunto da nessuna parte e matematicamente me le dimentico (perché incidentalmente, nel frattempo, vivo; e perché, meno incidentalmente, ho la memoria di un ferro da stiro rotto).
Questo blog oggi dedica un pensiero a tutti quei post abortiti prima di nascere, che renderebbero forse il web un luogo un po’ migliore ma che un padre snaturato non ha voluto accogliere nel suo paterno abbraccio.

E la prossima volta mi faccio un appunto, vah.

giovedì 7 luglio 2011

Anarcofelino

Gatto.

Un gatto pensa sostanzialmente per sé, ti vuole bene fintanto che gli torna utile.
Un gatto si fa coccolare perché gli piace farsi coccolare.
Un gatto, a differenza di un cane, non scodinzolerà contento saltellante e sbavante per la gioia di vederti se lo hai lasciato da solo tutto il giorno, ma ti dedicherà uno sguardo di malcelata insofferenza per la scarsa attenzione ricevuta.
Un gatto si attacca alla casa più che al padrone, perché è la sua casa e non è il suo padrone.
Un gatto se nella casa vicina gli danno da mangiare meglio o lo lasciano salire sui divani non ci penserà due volte a fare il cambio di residenza.
Un gatto è un gatto; e un gatto è un amabile, morbidissimo, stronzo.

Io non vedo l'ora di avere un gatto per casa.

martedì 7 giugno 2011

Acqua, io voto NO

Ebbene sì, colpo di scena!

Non avrei mai pensato che mi sarei ritrovato esiliato con Renzi in una posizione intellettuale controcorrente, ma nella vita non si sa mai, chissà quante altre ne vedrò. Andrò a votare, ma da ecologista e progressista voterò perché il costo dell'acqua non sia politico, ma reale.
E' una risorsa preziosa, ORO BIANCO, e la stiamo sprecando come se valesse quel poco che ci fanno pagare (recuperando poi il resto in altro modo e da altre casuali tasche, o ricorrendo all'evergreen del debito pubblico).

L'acqua è un bene di tutti.

L'acqua è un bene prezioso.

L'acqua è vita.

L'acqua è un bene LIMITATO.

E la gggente finchè non gliela vendi a quel che veramente vale continuerà a sprecarla, non c'è niente da fare.

(l'altro quesito mi lascia più perplesso, non mi è chiaro il meccanismo di incentivo agli investimenti infrastrutturali dei gestori privati, le voci son contraddittorie e non ho le competenze giuridiche per arrivarne a capo: so che per ridurre le perdite ENORMI del sistema occorrerebbero investimenti ENORMI che con la legge che si vuole abrogare ci si aspetta arrivino dai privati mentre se si aspetta lo Stato si fa sera e si fa mattina e non se ne esce più, ma in un'ottica di medio-lungo periodo preferisco immaginare un lento risanamento dei conti, graduali miglioramenti dei bilanci pubblici, riduzione del debito pubblico, e investimenti infrastrutturali anche nel sistema di distribuzione idrico. Lasciatemi sognare, per quel che conta.)

mercoledì 25 maggio 2011

(cit.)


E se non la capite non siete nerd abbastanza!